giovedì 7 giugno 2018

BIODIVERSITA': IL CATALOGO E' QUESTO (A)

SNT MATERIALI & PROPOSTE (ANCHE IN VISTA DELL'INCONTRO DI VALVERDE)

Dal tronco del progetto OLTREPOBIODIVERSO - sviluppato da Fondazione Sviluppo Oltrepò nell'ambito di AttivAree varato da Fondazione Cariplo - crescono sempre nuovi rami e e maturano nuovi frutti.
Uno di questi, sorto in collaborazione col il Sistema Bibliotecario Intergrato dell'Oltrepò è la rassegna di 180 titoli di pubblicazioni (e cresceranno ancora) rivolti a bambini, ragazzi e a adulti che da giugno saranno disponibili nelle biblioteche del territorio e il Bibliobus.
 (nel link qui sotto potete scorrere l'elenco completo dei testi, con brevi cenni di presentazione)



Il Sistema Bibliotecario Integrato dell’Oltrepò Pavese promuove una cultura attenta e sensibile alla BioDiversità, attraverso una nuova sezione interamente dedicata alle tematiche che possono aiutare a capire meglio il territorio in cui viviamo.
La sezione, a cui sarà possibile accedere a partire dal mese di giugno, conta già 180 titoli e crescerà ancora.
Si tratta di una bibliografia di genere davvero interessante, la più ampia ad oggi esistente, composta da romanzi, testi tecnici, divulgativi e manualistica inerenti la biodiversità e la valorizzazione sostenibile dell’ambiente.
I volumi sono rivolti a bambini, ragazzi e adulti e saranno disponibili nelle biblioteche comunali di Varzi, Santa Maria della Versa e Voghera. Saranno inoltre disponibili sul Bibliobus, il servizio di biblioteca itinerante che nel periodo estivo raggiunge diverse frazioni e località dei comuni aderenti al SBIO sprovvisti di biblioteca propria, e nelle scuole elementari e medie nei periodi di attività didattica.
Ad oggi sono presenti:
1% manuali generici per tutti
35% ragazzi (11% prescolari; 12% 6-10; 2% 12-14)
5% ragazzi-giovani-adulti
59% adulti (15% narrativa; 21% saggistica; 16% agricoli)

In allegato una prima selezione bibliografia a cura del Sistema Bibliotecario Integrato dell’Oltrepò Pavese 

Coordinamento e redazione Paolo Paoletti
Gruppo di lavoro: Andrea Asigliano, Laura Barbieri, Alberto Cau, Simona Guioli, Martina Lucchelli, Federica Riva

martedì 5 giugno 2018

Valverde, sabato 16 giugno: questo il programma della giornata





La Scuola di Narrazione Territoriale della Fondazione Sviluppo Oltrepò, dopo le tappe alla Fondazione Bussolera di Mairano e a Zavattarello,  giunge a Valverde, al Parco delle Farfalle,
Non vi potrebbe essere posto migliore per affrontare il tema del rapporto che la narrazione di qualsiasi luogo può e deve avere con la biodiversità che fa di ogni territorio un laboratorio dove la vita si esprime in infinite forme. E dove la diversità che la compone  sboccia, dialoga, collabora, compete.

Scuola di Narrazione Territoriale

a Valverde, nel Parco delle Farfalle
presso il Laboratorio Ambientale del Parco delle Farfalle
presso il Centro Comunale Polifunzionale,
Località Mombelli (Valverde)

Sabato 16 giugno
dalle ore 9.30 alle 13, dalle 14.30 alle 17.30


sul tema: "Ciò che ha nome esiste. Oltrepobiodiverso:
denominare è aver cura della natura..."



La giornata, che vuole connotarsi con un lavoro di tipo seminariale, dunque con il coinvolgimento di tutti i partecipanti (non possiamo superare la trentina),  si aprirà con un intervento di Guido Conti, scrittore e coordinatore di questa sessione della SNT, su  "La sorprendente vita degli alberi negli autori di oggi e di ieri".
Il tema del rapporto con la natura - dai classici ad oggi - non è certo nuovo ma, ultimamente, libri e narrazioni che hanno al centro gli alberi, il bosco, il giardino, i campi, hanno addirittura scalato le classifiche editoriali anche nel nostro Paese: sintomo, forse, in un'era che corre verso l'urbanizzazione dell'umanità in immense megalopoli, del bisogno di ritrovare riferimenti fondamentali. Anche nelle arboree creature che ci hanno preceduto sulla Terra.
Giorgio Boatti, autore di "Un paese ben coltivato" e giornalista, interverrà brevemente su: "Natura e visioni del mondo: la strada di Calvino, ad esempio". Spunti ed esempi, piuttosto imprevedibili, attingendo non solo a pagine di Calvino assai meno conosciute di quelle ormai classiche de "Il barone rampante" ma, anche, ad altre narrazioni rivelatrici di visioni inusuali nel nostro rapporto con la natura.
Su questi contributi si lavorerà sino all'intervallo di pranzo per focalizzare assieme la personale "fabbrica" di ciascuno - "fabbrica" culturale ed esperienziale,  scientifico-razionale e creativa,  emotiva ed etica,   individuale e collettiva - all'origine delle variegate e spesso contrastanti "visioni" dello stare irrivocabilmente dentro/fuori la biodiversità.
Nella ripresa pomeridiana si passa dalla "teoria alla pratica": nel senso che avremo le brevi testimonianze di ospiti che traducono sul territorio saperi e pratiche di immersione nella biodiversità. Gino Cervi, al lavoro per realizzare la prima guida del TCI dedicata all'OLTREPOBIODIVERSO, da esplorare con percorsi slow, cicloturismo, etc, ci aggiornerà sulle problematicità "narrative" della sfida editoriale in corso: un modo diretto per farci entrare in una "cucina" di narrazione territorale.
Matteo Barcella, ricercatore del Dipartimento di Scienze  della Terra dell'Università di Pavia coinvolto in alcune azioni di valorizzazione ambientale del progetto Oltrepobiodiverso nonché guida ambientale, rifletterà con noi su "Divulgazione scientifica e itinerari nella natura. Conquiste e problematicità".
Lucia Tuoto e Federico Bertone, in un sintetico spunto, parlano di come  la biodiversità d'Oltrepò possa declinarsi in quelle che sono anch'esse "narrazioni territorali": l'una la sperimenta dal cielo, con l'esplorazione in parapendio, e l'altro  con il Trail Running, offrendo tour che intrecciano prestazioni atletiche e immersione nel paesaggio Oltrepadano.  
Nel tempo che rimane della giornata ci piacerebbe verificare la disponibilità, tra i partecipanti, a lavorare nei mesi estivi alla realizzazione di una proposta avanzata sul blog narrazione territoriale: visto che siamo ospiti nel Parco delle Farfalle creare, lavorando assieme, una galleria di "Cacciatori di farfalle. La magnifica dozzina", con immagini e storie di vite di dodici celebri collezionisti e studiosi di farfalle, senza dimenticare sul tema citazioni (testi, ma non solo, anche film, immagini, musiche)  di autori celebri e meno celebri.
Per ora è tutto ma potrebbero esserci ulteriori novità puntualmente registrate sul sito del progetto Oltrepobiodiverso nonché sul blog

https://scuolanarrazioneterritoriale.blogspot.it/ 


Stay tuned,


Del salame e delle signore di Varzi, delle fette oblunghe e della lacrima

SNT. MATERIALI & PROPOSTE

La versione di Simon 

Del salame e delle signore di Varzi,
delle fette oblunghe e della lacrima

di Simon Marsh

Simon Marsh l'ho conosciuto non molto tempo fa. Gli ho dato un passaggio in macchina scendendo, mentre faceva buio, dal Penice verso Varzi. Avevamo bevuto qualche bicchiere a conclusione di una riunione su alla Penicina. Ad ogni tornante gli facevo una domanda ("Da che parte dell'UK arrivi?"). Lui - imperturbabile - verificava che tenessi il volante, che l'auto fosse ancora in carreggiata e prima che arrivasse una nuova curva rispondeva: ("Vengo da Dover, le bianche scogliere. Andavo a vedere il mare e la partenza delle barche ogni mattina. Sono stato a lungo a Milano. Anche adesso ci lavoro. Ma sempre meno. Adesso vado sul crinale d'appennino, a ogni tramonto, a vedere la partenza del sole...").
Poeta, traduttore, musicista e molto altro, Simon. Portato dalla scelta e dal caso su nel cuore dell'Appennino e lasciato lì. Il come è avvenuto sarebbe una grande storia, farebbe piangere e sorridere. Spiegherebbe come funziona la vita e, anche, come a volta non funziona affatto.
Comunque, per farla breve, Simon è arrivato alla Scuola di Narrazione Territoriale fatta sbocciare dalla Fondazione Sviluppo Oltrepò nell'ambito del progetto AttivAree-Oltrepobiodiverso varato da Fondazione Cariplo.
E ha deciso di raccontare, quando ne ha voglia, degli squarci d'Oltrepò visti da lui, che sta qui, in Appennino. Senza aver lasciato del tutto, sospetto, almeno nella sua testa, le bianche scogliere di Dover.
Per lui questi brevi pezzi che ogni tanto mi manda sono i "quartini", come le brocche di vino che accompagnano le cenette che si cucina con perizia.
Per me, invece, sono la "Versione di Simon".
Sono frammenti di un Oltrepò fissato da uno sguardo vicino e al tempo stesso lontano. Di un inglese che forse intravede la Manica oltre il crinale. E le scogliere appena oltre i boschi della valle Staffora.
Questi quartini, quando mi arrivano, me li gusto a poco a poco.
A volte li aggiusto, appena appena ma, quasi sempre, mi accorgo che vanno bene come sono.
Scritti così da Simon, arrivato da Dover sin qui, nel nostro Oltreshire. (giorgio boatti)




1. Vado a comprare il pane. Dietro il banco c’è qualcuno sempre tranquillo e gentile. Ti dicono da quale forno della zona arrivano trecce, micche, ciabatte e biscotti. Ci sono grossi rettangoli di focaccia di varia altezza e untuosità: vengono tagliati, trafitti ed imbustati con l’ausilio di una forbice da sei pollici.
Mentre aspetto il mio turno, contemplo due bastioni di coppa e pancetta nostrana; sono stivati in alto e tagliati fin quasi alla metà: le loro sezioni trasversali sembrano marmo rosso di onice, e un ipnotico vortice adiposo, striato di un cremisi sbiadito.
Prima di me ci sono due signore di Varzi. Sicuramente ormai sono in pensione e si vestono puntigliosamente bene. Quel vestir bene delle donne di una certa età, quelle che guardano ancora la qualità della stoffa e le doppie cuciture dei polsini. Hanno anche gli occhiali colorati. Quelli che vanno di moda adesso. Oggi c’è un'aria diversa nel negozio: è come se fossi entrato in casa di qualcuno.
Le due signore di Varzi sono immerse nell'acquisto di salami e cacciatorini, eccellenze della produzione gastronomica della vallata,  e stanno finendo di spiegare che servono per un premio. O forse per un regalo.
Mentre parlano, tastano con perizia questa creatura, il salame di Varzi,  che campeggia come totem sulle giornate, e soprattutto sulle tavole, dei varzesi. Le signore vestite bene sanno che ogni salame è diverso dagli altri e che deve essere maneggiato con estrema delicatezza. Quasi fosse sensibile e suscettibile e in grado di capire e soffrire e reagire ad ogni maldestra manipolazione, ad ogni incauto approssimarsi.
L'esame di ogni salame che le signore del negozio hanno intenzione di acquistare meriterebbe - meriterà! - un capitolo a sé, un quadro suo proprio, in quella galleria da dedicare al Varzi che prima o poi bisognerà creare: con le parole, con le immagini o chissà, forse semplicemente con un tagliere e un coltello bene affilato. E a portata di mano una bottiglia di vino rosso e un miccone di pane d'Oltrepò.



2. Ma torniamo al negozio. Dopo circa un quarto d’ora di ponderazione su quali  salami da scegliere, siamo a buon punto.
La signora dietro il banco sta iniziando ad arrotolare i prescelti in carta cerata; li avvolge e poi, come fosse un plico di un re medievale, un editto papale, vi appone  un’etichetta adesiva che sembra un sigillo. Ovviamente dopo averli pesato uno per uno, con attenzione intensa e scrupolo: come se tra mani avesse manufatti preziosi tratti da chissà quale scrigno.
Proprio in quel momento, arriva una terza signora e si aggiunge alle prime due. Mette nel mirino del suo sguardo, a cui nulla sfugge, uno dei salami, ormai confezionato ma invano protetto da quegli occhi penetranti che tutto possono.Vedendo e intravedendo.
Anche se il salame ormai è quasi venduto la signora non demorde. Le dita delle sue mani esplorano: soppesano, corrono avanti e indietro sul pacco ormai incartato. Quasi seguissero qualche invisibile mappa che a gente come noi non è dato vedere ma che lei padroneggia benissimo  pondera, valuta, seleziona e giudica. Da come l'involucro risponde alla pressione delle sue dita lei magari è in grado di risalire al salumiere, a chi ha confezionato il salume e indietro ancora, sempre solo soppesando ed esporando l'involucro incartato.
Probabilmente lei potrebbe risalire sino al dove il Varzi è stato stagionato, imbudellato, e ancora e ancora prima. Perché no? Al maiale e a chi lo ha allevato. E magari sa anche indovinare se il lato della vallata dove è cresciuto il suino era quello giusto o quello sbagliato, con  l'esposizione al sole adeguata e, forse, chissà rispondere alla domanda che pare fondamentale: se il vento  ha giocato a favore o contro la riuscita dalla stagionatura.   Dà un'ultima e perentoria tastata e poi emette il verdetto: questo salame che le è capitato tra le mani non va bene. Sì, sarà buonissimo, ma ci vuole ben altro, almeno per come lo deve mangiare da queste parti.  Salame di Varzi alla varzese. Dunque ben duro e stagionato.

3. Solo così, lo sanno tutti, da queste parti,  il salame si può tagliare davvero per oblungo. Solo così le fette s'ampliano, in teoria potrebbero - sotto lama e mano ferma e ben addestrata - estendersi a dismisura, farsi lunghe quasi quanto il salame intero. Una parte che equivale, quasi, al tutto. Un paradosso di vertignosa complessità geometrica e filosofica ma, a Varzi, ci si cimentano e prima o poi lo risolveranno.
Fette oblunghe, d'accordo. Ma il salame duro e stagionato una volta tagliato deve fare la lacrima.
Ricordatevelo. Segnatevelo.
Perché la fetta oblunga appartiene al regno della geometria e della scienza dello spazio ma la goccia che appare sulla fetta tagliata è un indizio mistico. Non appare subito. Una volta deposta la lama bisogna attendere, in silenzio. Senza fare nulla. La lacrima si materializza all'improvviso e prima che la vedano gli occhi è il naso che l'avverte.
Dicono che sappia di vento.
Di vento che viene dal mare.
Di vento che viene dal mare e che soffia in un pomeriggio d'autunno.
Di vento che viene dal mare e che soffia in un pomeriggio d'autunno mescolandosi a profumo di legna.
A profumo di legna che esce dal camino di una delle nostre case.
Ognuno, a questo punto, se la lacrima permette, può continuare a modo proprio. Masticando lentamente. Senza aggiungere una sola altra parola. 


domenica 3 giugno 2018

CACCIATORI DI FARFALLE LA MAGNIFICA DOZZINA




SNT/ MATERIALI & PROPOSTE


Sabato 16 giugno siamo ospiti, per la nostra giornata di lavoro, del Laboratorio Ambientale del PARCO DELLE FARFALLE a VALVERDE.
Una piccola proposta agli amici che partecipano alle attività della SNT.

CACCIATORI DI FARFALLE

LA MAGNIFICA DOZZINA

Ve la sentite di creare, lavorando in comune nel corso delle settimane estive, una galleria di CACCIATORI DI FARFALLE, riuniti in una sintetica mostra - immagini e testi - che la SNT lascerà al Comune di Valverde e al Laboratorio Ambientale in segno di gratitudine per l'ospitalità?
Sarebbe il nostro primo lavoro di gruppo nell'ambito della Scuola di Narrazione Territoriale.
Quello che immagino è una rassegna di una dozzina di celebri CACCIATORI DI FARFALLE, raccontati attraverso foto che li colgono mentre sono all'opera e brevi testi che ne sintetizzano il profilo biografico.
A titolo di esempio allego qui alcune foto di Nabokov, l'autore di Lolita e di altri celebri testi, mentre è impegnato in quello che costituiva un suo rigoroso impegno scientifico.


Sarebbe bello affiancare, a questa galleria - da lasciare in esposizione, una volta realizzata, presso il Laboratorio Ambientale di Valverde - anche una serie di "quotations", di citazioni - dalla letteratura, la pittura, i fumetti, il cinema, le canzoni - sul tema delle farfalle.
Che ne dite?
Se vi va, fatemi un fischio. E, soprattutto, mettetevi all'opera...
(gb)

PAOLO REPOSSI "ALLA BASE DI TUTTO UNA DOMANDA: UN TERRITORIO ESISTE SEMPLICEMENTE PER COME VIENE RAPPRESENTATO?"


MATERIALI DELLA SNT

Tra un appuntamento alle spalle (ZAVATTARELLO) e uno sull'orizzonte (VALVERDE, SABATO 16 GIUGNO) la Scuola di Narrazione Territoriale procede: anche mettendo a disposizione materiali utili alla continuazione del confronto tra i partecipanti.
Qui la sintesi dell'intervento con cui Paolo Repossi -  autore pubblicato da Instar Libri, uno dei pochi scrittori che in anni recenti ha saputo dare forte ed efficace narrazione dell'Oltrepò nei suoi romanzi, nei suoi racconti - ha partecipato alla giornata di Zavattarello.


PAOLO REPOSSI
"ALLA BASE DI TUTTO UNA DOMANDA:
UN TERRITORIO ESISTE SEMPLICEMENTE
PER COME VIENE RAPPRESENTATO?"

"Di solito non ho molto da dire sui miei libri, oltre a quello che già ci metto dentro, quindi proverò più che altro a raccogliere gli spunti proposti dai partecipanti alla Scuola di Narrazione Territoriale e accostarli alla mia narrativa.
Mi sembra che alla base di tutto vi sia soprattutto una domanda: viviamo dunque dentro la rappresentazione di un mondo?
Direi che fa veramente comodo, quando si parte il mattino presto, in macchina, per andare al lavoro, o quando si fatica dentro una vigna, pensare che quel tuo sentire, o quel tuo certo modo di vedere le cose, l’abbia già raccontato qualcuno.
Magari non è servito a nobilitare delle situazioni, ma in un libro si trova sempre qualcosa che si aveva già in testa e che si faceva fatica a mettere a fuoco.
Anche il territorio, quindi, esiste semplicemente per come viene rappresentato?
Lo studio  e la rappresentazione del territorio, e di conseguenza la sua gestione, sono stati ridotti per diverso tempo a poco più del semplice utilizzo di carte, di mappe, e dei relativi piani e programmi.
Il concetto di spazio ha dominato la scena per decenni, e in un contesto del genere un territorio come l’Oltrepò era perdente.
Una terra di fatto piatta (resa piatta dal dominio della cartografia) era troppo favorevole a certi spazi rispetto ad altri (la città era sempre più forte della campagna, e la pianura della collina).
Ma adesso la terra è tornata rotonda; la rete ha ingaggiato una lotta furiosa contro lo spazio (non so come stia andando, in effetti, questa battaglia, ma pare sia effettivamente in corso) e  il luogo sembra potersi prendere una rivincita, riportando il mondo da una condizione di disincanto ad una dimensione nuova, o forse antica, e più incantata della precedente.

Tra l’altro, se ci si muove su una sfera, prima o poi quello ci si è lasciati dietro ce lo si ritrova davanti.
Il mio territorio di riferimento è l’Oltrepò viticolo. C’è sempre un viticoltore, o il figlio di un viticoltore, nei miei libri, e il territorio è un personaggio anche lui, decisamente.
Se provo a dire qualche parola sugli ultimi miei 4 libri (sono a 7, quindi i primi me li sono ormai dimenticati, e in più faccio già confusione con quelli finiti, ma ancora da pubblicare), direi che Can che dorme è una storia di calciatori stralunati, ma anche di razzismo e di corsi d’acqua trascurati, che si mangiano via la terra e la portano a valle.
La gestione dell’aria
è una storia di padri e figli, di uva da raccogliere e di frane che lasciano dei segni sui versanti come quelli che lasciano sulla pelle certe operazioni.
L’erba che fa il grano è una saga famigliare, che parte dagli anni '30 e arriva ad oggi. Anche lì il paesaggio che scorre sotto la vita delle persone non è mai solo uno sfondo, e spesso sono proprio i cambiamenti della natura a far succedere le cose.
Estate in pieno è un romanzo circolare, dove i personaggi ritornano sempre verso le sarmase e le poche case sparse del loro paese, cercando un posto dove sta smettendo di piovere, dove aprendo le braccia uno può sentire da una parte la pioggia e dall'altra solo il vento.
Provo, alla fine, utilizzando gli spunti suggeriti da Guido Conti, ad abbozzare le prime voci dell' indice di un piccolo manuale di narrazione territoriale:
•    usare alcuni elementi di neorealismo magico per descrivere il territorio
•    provare a generare una mitologia del mangiare, del bere e del fare
•    camminare e ascoltare come gesti rivoluzionari
•    dare un nome alle cose (anche ad alcune che non esistono) per provare a farle diventare vere (non per forza vere nella realtà, ma anche solo vere nella narrazione, poi si vedrà)."